LOADING

Type to search

Zero marketing poco brand positioning molto franchising

Zero marketing poco brand positioning molto franchising

Share

Come organizzare il tuo business per farlo crescere e renderlo profittevole?

Idea errata: Il Marketing ben fatto risolve tutti i problemi di un business

Mi trovo spesso a discutere con amici e clienti sulla necessità di adottare una strategia di Marketing Digitale  per qualsiasi attività anche per quelle locali.

E’ fondamentale creare una giusta strategia di Marketing Digitale

Allo stesso tempo, specie in rete, mi capita di incontrare degli estremisti; cioè gente che parla solo di marketing, di copywriting, di loghi, di social, di advertising senza discutere minimamente  se il prodotto che vogliono vendere è valido, se serve alla gente, se ha un mercato!

Spesso la regola che alcuni seguono è questa: “Non mi importa cosa devo vendere, l’importante è che il marketing sia fatto bene”

Spero per te che non ragioni così, perché anche se spesso il marketing è più importante del prodotto, questo non vuol dire che il tuo prodotto può fare schifo!

Se un prodotto (o un servizio) fa schifo, non ci sarà nessuna strategia di marketing che nel lungo periodo sarà efficace.

Quindi ritorniamo alle origini:

  • REGOLA 1: Se vuoi vendere qualche cosa serve un prodotto valido che sia utile e che abbia un mercato.
  • REGOLA 2: Se la regola 1 è “ok” allora adesso ti serve un marketing digitale ben fatto.

Insomma, fammi un favore non partire dalla regola 2 ignorando la numero 1.

Per dimostrarti che a volte il marketing può essere “relativo” ti racconto  la crescita e il funzionamento di 2 attività che ho conosciuto come “cliente”

Gli esempi che facciamo sono:

Trapizzino

Questo tipo di business è stato creato da Stefano Callegari che ha avuto la bravura di farsi accompagnare da alcuni soci probabilmente esperti di Franchising.

Parliamoci chiaro, Stefano Callegari non è uno sprovveduto, è prima di tutto un bravo pizzaiolo, inoltre per 15 anni ha girato il mondo come steward e ha visto come si è mossa la cucina “street food” nel mondo.

Dal 2005 si dedica allo studio di un nuovo prodotto da poter vendere (e guadagnarci) e così nasce Trapizzino.

Non conosco tutti i dettagli, ma dal sito vedo che ha dei soci che completano la squadra (Antonio Pratticò, Kabir Humayun, Gabriele Gatti, Paul Pansera e Fabio Giacomobono).

La storia è più o meno questa:

All’inizio ha aperto un piccolo negozio a piazza Testaccio a Roma e ha verificato che la sua idea piaceva alla gente, dopo di che ha iniziato a strutturare il suo business come un Franchising (anzi il franchisor) – cioè ha ragionato sin da subito come se avesse dovuto aprire altri 100 punti vendita.

In pratica che cosa ha fatto di speciale?

Ha definito non un “servizio” ma un “prodotto” da vendere (Il Trapizzino) – ha fatto nel suo punto vendita (che puoi considerare una specie di “area di test”) diverse prove con diversi ingredienti e alla fine ha scelto come doveva essere il suo prodotto.

Ha reso stabili le materie prime che voleva utilizzare e nel tempo le ha mantenute costanti sia come ingredienti sia come qualità che come numero.

Non ha pensato di partire dal trapizzino e poi vendere anche la pasta alla carbonara…..

  • Ha creato delle procedure, per garantire omogeneità in ogni punto vendita (si! Lo ha fatto anche se per molto tempo il punto vendita era uno soltanto)
  • Ha creato in modo molto semplice un “concept store” (veramente con 4 soldi)
  • Ha creato un brand e lo ha registrato (il nome è “Trapizzino”) e ha dato una forma al prodotto che richiamava il brand.
  • Mentre faceva tutto questo lavoro, lui e i suoi soci verificano la bontà delle scelte (test) nel negozio di Testaccio.

Ad un certo punto si sono trovati in questa condizione:

L’unico locale al centro di Roma era sempre pieno e vendevano il Trapizzino senza fermarsi mai.

Erano pronti per lanciare la loro rete di Franchising e cercare affiliati. In breve tempo solo a Roma hanno aperto molti altri punti vendita perché era tutto pronto, tutto standard, non bisognava ogni volta reinventare la ruota.

Da qui parte la storia di espansione di Trapizzino che in questo momento vede un accordo per 100 punti vendita nel Nord America.

Questa era la prima storia, adesso passiamo alla seconda:

Caseificio Borderi:

Il Caseificio Borderi nasce nel 1930 ad opera di Don Pasquale Borderi che commerciava oli di oliva extravergini siciliani. Nel tempo, Don Pasquale diversifica la propria offerta, includendo nel suo listino anche i formaggi tipici siciliani.

Nel 1970 che il figlio di Don Pasquale Borderi, Andrea Borderi, comincia a sviluppare l’arte della trasformazione del latte in prodotti caseari e si specializza in prodotti tipici siciliani.

Ma oggi il vero business è nello street food – Se ti trovi a passare nel mercato di Ortigia a Siracusa, devi necessariamente passare da loro a mangiare un panino.

In realtà ogni loro panino è un’opera d’arte culinaria e il locale è sempre strapieno di turisti che provengono da tutto il mondo.

I figli di Andrea Borderi sono laureati e parlano correntemente più lingue e lavorano al negozio sicuramente nei periodi maggior afflusso turistico.

I panini sono incredibili, infatti i Borderi hanno vinto moltissimi premi nell’ambito dello street food e per la valorizzazione delle produzioni locali.

Anche loro dal punto di vista dello street food hanno delle “procedure” cioè i panini che tu puoi costruire come preferisci seguono sempre i giusti accostamenti di sapore, ma non esiste un vero e proprio prodotto.

Tu non puoi entrare e chiedere un panino “che si chiama Mario” mentre puoi comprare dei formaggi (prodotti  definiti e sempre di altissima qualità)

Siamo arrivati al punto finale qui tiriamo delle conclusioni:

  • Dal punto di vista del sapore e della materia prima parliamo di 2 eccellenze entrambe focalizzate sullo street food
  • Dal punto di vista del funzionamento della propria attività locale entrambe le attività funzionano egregiamente.

Se però guardiamo la “profittabilità” o meglio ancora la “scalabilità” del business, allora Trapizzino vince a mani basse perché è stato progettato “partendo dalla fine” immaginandolo da subito come se dovesse diventare il nuovo MC Donald Italiano.

Siamo arrivati alle conclusioni:

Zero marketing poco brand positioning molto franchising

Con questo articolo voglio farti ragionare su alcuni fatti:

Se non sai fare nulla, non puoi vendere nulla anche se diventi un super “espertone” di marketing

Se il prodotto che tu offri non ha mercato, il marketing, la persuasione il Brand il marketing a risposta diretta te li dai sui denti.

Nelle attività locali, il marketing non viene mai “prima” dell’attività, casomai può viaggiare “assieme” all’ideazione dell’attività stessa.

Il marketing, che sia digitale, diretto o che si parli di branding è sempre un “pezzo” di un puzzle più grande che si chiama “modello di business”

Modello di business

In questi due esempi, a parte il prodotto di ciascuno su cui non sto qui a discutere, quello che fa la differenza sui profitti è appunto il modello di business.

Nel caso di Trapizzino, aver pensato da subito ad un modello “Franchising” è risultata un’idea vincente, nell’altro caso ci saranno più difficoltà nella crescita.

Per te che magari vuoi approfondire come svuluppare un modello di business valido per la tua attività, ti consiglio di partire dal business model canvas – una rappresentazione grafica che ti aiuta a mettere ordine tra tutte le componenti del tuo business.

Lascia i tuoi commenti se ti fa piacere.

Walter

Walter De Santis

Sono la tua guida per conquistare più clienti e risparmiare tempo sul web. Se non sono sul web, allora sto meditando e facendo i 5 Tibetani

  • 1

Commenta su Facebook

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.